'Le ho mai raccontato del vento del Nord' di Daniel Glattauer


Trovato nelle promozioni in libreria, non mi ero lasciata intimidire dal titolo non molto convincente (e tanto simile a L'eco lontana delle onde del Nord, con cui non ha nulla in comune): la trama, al contrario, mi aveva davvero incuriosita. In effetti, ritengo che il titolo non sia abbastanza evocativo. Ciò che riguarda il Nord, però, lo devo ammettere, mi piace.

Ad ogni modo, questo è stato un vero record: un libro letto in soli due giorni (ovviamente, due giorni di lavoro full-time affiancato alla dura vita da pendolare).

Veniamo al dunque: un uomo e una donna cominciano, per caso, a scambiarsi e-mail e continuano a farlo, per scelta.
Il resto bisogna leggerlo per capire quanto le pagine siano ipnotiche e totalizzanti, esattamente come la dinamica che si stabilisce tra Emmi e Leo, la quale condiziona l'andamento della quotidianità ed influisce su tutte le sfere della loro vita.
Un diversivo dalla realtà, dunque, questo gioco: lei che cerca di evadere da una vita tranquilla, routinaria; lui che non la cerca apertamente ma desidera una compagna di vita, capace di scacciare il fantasma della sua ex. 
E' così che incalza lo scambio di parole: lettere che si susseguono a distanza di minuti, di secondi o di giorni, in botta e risposta divertenti, adirati, eccitati; oppure e-mail articolate in testi più lunghi, in cui ognuno parla di sé senza svelare nulla di concreto.
Tutto appare incerto, indefinito, nello scambio senza pretese in cui ci si tiene compagnia. E', paradossalmente, nell'assenza che ci si tiene compagnia: deve, in qualche modo, restare una situazione non compromettente. Eppure, è così entusiasmante sapere che dall'altra parte del monitor c'è qualcuno che pigia dei tasti per indirizzare pensieri ad una persona di cui non si conosce nulla, ma che gironzola continuamente nei pensieri; fantasticare su come quella persona è vestita, sull'espressione del viso che ha mentre scrive ciò che normalmente potrebbe pronunciare utilizzando la voce. Addirittura, Leo ed Emmi brindano con un bicchiere di vino, contemporaneamente ma in luoghi diversi, offuscati dal tintinnio immaginato dei cristalli. 
E così, lo scambio si infittisce. Le emozioni, pure. I sentimenti? I protagonisti cercano di mantenere le distanze: continueranno a rivolgersi l'un l'altra dandosi del Lei, perché si rendono conto che è ridicolo pensare di essersi innamorati. Innamorati di chi? Di un fantasma? Di un'immagine mentale? Di un personaggio mitizzato, idealizzato? 
Ma ciò che si prova non è finto, non è virtuale. L'entusiasmo, il cuore che batte, la curiosità, l'eccitazione, l'avventura ed il mistero non sono virtuali.
Aspettare in ogni momento le email tanto attese, fare a gara a chi si trattiene di più, evitando di fare il primo passo e dissimulare la smania di mantenere il labile contatto non sono vissuti virtuali.
Le scenate di gelosia - ma su quali basi? - non sono virtuali.

Al contrario, è proprio l'aleatorietà della situazione che rende tutto più intenso, lo amplifica.
Il virtuale sta dalla parte dell'esagerazione, rende tutto idealmente perfetto ed alimenta la fantasia, relegando la lucidità necessaria a mantenere i piedi per terra. 
Si palesa, nelle righe che costituiscono le e-mail, tutto un codice che aiuta a contestualizzare le altrimenti fredde e liberamente interpretabili parole scritte: il meraviglioso utilizzo della punteggiatura, la collocazione delle parole all'interno delle frasi ed il loro concatenarsi; la lunghezza del periodo; l'uso del maiuscolo... tutti elementi che sembrano avere la stessa funzione che gli aspetti non verbali e paraverbali possiedono all'interno di una conversazione faccia a faccia. Elementi che, pur lasciando, a mio parere, poco spazio ai fraintendimenti, nutrono l'immaginazione, facilitando l'allucinazione di uno scambio reale con una persona in carne ed ossa.

Il segno che mi hai lasciato...
Marlene, per esempio (se la ricorda?), Marlene non beveva una goccia d'alcol. Non lo reggeva. E il peggio era che non reggeva neanche una goccia di quello che bevevo io. Capisce? E' da cose come questa che comincia lo scontro emozionale tra le persone. Per bere bisogna essere in due, oppure non si beve.

In una parola: Virtuale





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